Capodanno, la gara del concertone finisce annullata: i giudici danno ragione alla società esclusa

Dopo la sentenza del Tar, Noi Moderati e Genova attaccano la giunta Salis sui costi dell’evento, sull’esclusione della società arrivata prima e sulle procedure seguite dal Comune. Fratelli d’Italia: «Cade il mito della giunta Salis, quello della trasparenza e della perfezione»

La procedura per l’affidamento del concerto di Capodanno 2025 finisce davanti a un annullamento pesante. Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha accolto il ricorso presentato dalla società Duemila Grandi Eventi, che era stata inizialmente classificata al primo posto e poi esclusa dalla gara, annullando sia il provvedimento di esclusione sia la successiva aggiudicazione dell’appalto alla società concorrente. Il concerto, nel frattempo, si è già svolto nella notte di San Silvestro in piazza della Vittoria, con l’esibizione dei Pinguini Tattici Nucleari.

La serata era stata poi organizzata da Rst Events, con un’offerta al ribasso da 736.343,45 euro. Secondo quanto ricostruito nel dibattito politico seguito alla sentenza, il costo complessivo dell’evento avrebbe poi superato il milione di euro, senza una diretta televisiva nazionale. Il nodo della vicenda riguarda l’affidamento dei servizi di progettazione, organizzazione e realizzazione dell’evento musicale del 31 dicembre, uno degli appuntamenti simbolicamente più esposti del primo Capodanno dell’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Salis.
La società esclusa aveva impugnato la decisione del Comune contestando il modo in cui era stata valutata la sua offerta. L’estromissione era arrivata dopo la verifica di una presunta anomalia, legata in particolare alla mancata presentazione di contratti di ingaggio già firmati con gli artisti. Per i giudici amministrativi, però, quel requisito non poteva essere utilizzato in quella fase come ragione per escludere l’impresa. Il disciplinare di gara prevedeva infatti che i contratti con gli artisti fossero necessari al momento dell’aggiudicazione, non prima. Il Comune avrebbe quindi anticipato una richiesta non ancora dovuta, trasformandola nel presupposto per far uscire dalla procedura la società che risultava prima in graduatoria.
La sentenza censura anche il percorso seguito dall’amministrazione sotto il profilo del contraddittorio. Secondo i giudici, l’esclusione non sarebbe stata preceduta da un confronto adeguato con l’impresa, alla quale non sarebbe stata data la possibilità di chiarire i profili considerati critici. Una carenza che, nella lettura del Tribunale amministrativo regionale, incide sui principi di correttezza, collaborazione e tutela della concorrenza che devono guidare le procedure pubbliche.
Sul piano pratico, il pronunciamento arriva quando l’evento è ormai archiviato, ma lascia aperto il fronte delle conseguenze amministrative ed economiche. L’appalto è stato annullato quando il concerto è già stato realizzato, e per il Comune si apre ora il rischio di dover affrontare non solo le spese legali, ma anche possibili richieste risarcitorie da parte della società esclusa.
La vicenda ha immediatamente riacceso lo scontro politico. Ilaria Cavo, deputata ligure e presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati, insieme a Lorenzo Pellerano, vice capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in Consiglio comunale, e al consigliere Vincenzo Falcone, parla di una bocciatura della gestione dell’evento da parte dell’amministrazione comunale. Per Cavo, la sentenza apre «una crepa evidentissima» nella narrazione della giunta Silvia Salis e dimostra che riempire le piazze può essere un obiettivo condivisibile solo se accompagnato da procedure corrette.
Lorenzo Pellerano definisce il pronunciamento una «Caporetto» per la giunta, sostenendo che l’esclusione della società che aveva offerto un ribasso del 7,5 per cento mostra come il Comune avrebbe potuto spendere meno per realizzare la serata. Il consigliere richiama anche le interrogazioni presentate in Consiglio comunale sul Capodanno e rivendica le critiche sollevate allora dall’opposizione. Per il gruppo, la decisione dei giudici amministrativi non riguarda soltanto un passaggio tecnico, ma investe direttamente il metodo seguito dall’amministrazione nella gestione di un evento pubblico di forte visibilità.
Commenta anche Matteo Rosso, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e deputato del partito: «Cade un altro mito della Giunta Salis: quello della trasparenza e della perfezione. La sentenza del Tar è chiara nel merito: l’esclusione dalla gara per il Capodanno della Duemila Grandi Eventi è illegittima. Ma è ancora più grave il metodo, perché il tribunale sottolinea come l’esclusione sia avvenuta senza consentire all’azienda di chiarire i punti ritenuti critici, in violazione dei principi di concorrenza e parità di trattamento. Colpire la libera concorrenza sembra essere una cifra del Comune di Genova, che pochi giorni fa si è impegnato a introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili – voli aerei, crociere, automobili – seguendo la campagna internazionale “World Without Fossil Ads”. È la stessa idea di ecologia del Green Deal europeo di Timmermans, che ha messo in ginocchio l’automotive in Italia e in Europa, ha detto no alle raffinerie – con ricadute sui costi dei carburanti – e che oggi pagano famiglie e imprese. A Genova è tornata l’ideologia al potere. Una città che per anni è stata modello di pragmatismo “del fare” è oggi ostaggio di provvedimenti che hanno un unico tratto comune: dire No, a tutto e a tutti, anche a costo di infrangere le leggi e i diritti altrui – come certificato dal Tar – o di bruciare centinaia di milioni già destinati a migliorare la vita dei genovesi.
Parallelamente, si scelgono misure ideologiche come quella sul salario minimo del Comune: 9 euro lordi l’ora, poco meno di 7 euro netti, poco più di 1.200 euro al mese, che di fatto introduce un nuovo parametro che le aziende devono rispettare, non più solo il Ccnl ma un tetto deciso politicamente da Palazzo Tursi. Tutto questo ha un motivo ben preciso: la costante campagna del sindaco Salis, che sembra essersi stancata di Genova e guarda ad altri lidi. Un’aspirazione legittima sul piano personale, ma non sulle spalle dei genovesi, che non possono pagare il prezzo della sua carriera politica».
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